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5 x mille: come è andato il 2009?

Finalmente dopo quasi due anni sono usciti gli importi del 5 x mille per il 2009
Neanche l'avessi sentito, solo qualche settimana fa, avevo pubblicato una breve analisi sui dati del 5 x mille fino al 2008, con l'obiettivo di individuare i trend e poter impostare le nostre prossime campagne in modo più accorto. 
Questo strumento è sicuramente fondo di ottime entrate (almeno per una buona parte delle organizzazioni ammesse) ma è legato a molteplici problematicità che potrebbero, anzi dovrebbero, essere superate:

  • vi è una forte discrepanza tra il momento in cui si fa la campagna e il momento in cui si possono valutare i risultati. Ciò fa si che di anno in anno si possano solamente fare delle modifiche sulla base di previsione/sensazioni personali, rendendo tutto il processo di valutazione inutile;
  • è uno strumento fortemente instabile in quanto soggetto a regolamentazione e inserimento legislativo annuale da parte del legislatore, e mai come quest'anno ne abbiamo tastato con mano l'instabilità e aleatorietà;
  • non permette all'organizzazione di conoscere chi ha donato il 5 x mille, impedendo di acquisirlo nel database, ringraziarlo, tenerlo informato/coinvolto e risollecitarlo.
Allo stesso tempo però i pochi dati che l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione ci consentono di fare delle riflessioni interessanti

Siccome riportare in questo post tutte le tabelle di analisi sarebbe impossibile, ho deciso di mettere a disposizione un file in excel con tutti i dati riqualificati e il lavoro di approfondimento che ho svolto (scaricabarile da qui). Per completezza dell'analisi di seguito ho ripreso le riflessioni fatte nel post precedente e integrate nel nuovo quadro con i dati del 2009. 



Ripartizione percentuale degli importi rispetto le categorie e fondo diretto/fondo comune

Circa i 2/3 degli importi del 5 x mille vengono assorbiti ogni anno dalla prima categoria (quella impropriamente indicata come enti di volontariato), per un controvalore di circa 268 milioni di euro. Tale dato dipende sicuramente dal maggior numero di organizzazioni che vi partecipano. 
Per quanto riguarda gli enti di ricerca scientifica e sanitaria, la rispettiva percentuale si attesta attorno al 15%, senza aver mai registrato nei quattro anni significative variazioni. 
Per quanto riguarda invece le ultime due, il loro peso è nettamente inferiore (nell'ultimo anno non hanno superato il 5% totale). 
Molto più interessante è vedere come all'interno delle diverse categorie gli importi siano ripartiti tra il fondo diretto e il fondo comune (considerando solo l'anno 2009 mentre le variazioni saranno analizzate successivamente):

  • enti di volontariato: la situazione è netta, il 90% deriva dal fondo diretto;
  • enti di ricerca scientifica e universitaria: la distinzione è meno netta, anche se si sta consolidando nel tempo (63% a favore del fondo diretto);
  • enti di ricerca sanitaria: la situazione è in rapida evoluzione (nel 2009 si è fermata al 51% a favore del fondo diretto);
  • associazioni sportive dilettantistiche: 72% a favore del fondo diretto;
  • Comuni: per questa categoria è previsto solo un riparto diretto perché il Comune è quello di rifermento del contribuente. 
Ripartizione percentuale firme rispetto le categorie e fondo diretto/fondo comune


Ovviamente il trend è lo stesso degli importi, cioè nelle prime due prevalgono nettamente le firme + cf mentre nella ricerca sanitaria prevalgono le semplici firme senza cf. Confrontandoli però si scopre una cosa molto interessante: in quasi tutte le categorie la percentuale delle firme + cf è inferiore alla percentuale dei relativi importi (ad esempio per gli enti di volontariato nel 2009 l'89% delle firme + cf ha portato il 90% da fondo diretto). Cosa vuol dire? Molto probabilmente si può imputare questa divergenza al fatto che le persone con redditi più alti effettuano la scelta a chi destinare il 5 x mille in modo più razionale, informandosi e tenendo in considerazione il cf, mentre chi ha redditi più bassi, sente l'esigenza di destinare il suo 5 x mille, ma probabilmente non è particolarmente informato e indica solamente il settore (questa tendenza si può riscontrare anche nella donazione media per firma: per la firma + cf nel 2009 a favore degli enti di volontariato ha ottenuto poco meno di 28€ mentre per le semplici firme senza cf scende a 24€).


Variazioni degli importi su base annua


Come si può vedere dal foglio di excel questa analisi è molto ricca di risultati. I principali sicuramente indicano che:

  • tra il 2006 e il 2009 sono stati gli enti di volontariato a registrare un incremento maggiore (+33%) mentre il peggior risultato è rappresentato dai comuni (-65%);
  • le tre principali categorie nel 2009 sono rimaste stabili rispetto l'anno precedente oppure hanno chiuso con un leggero ribasso (ricerca sanitaria -7%). A controbilanciare questo trend ci sono le associazioni sportive dilettantistiche che hanno registrato una crescita del +250% (va considerato che nel 2008 la maggior parte erano state escluse per vizi nella presentazione della richiesta di ammissione).


Variazioni delle firme su base annua


Anche in questo caso l'analisi riporta moltissimi dati interessanti. I principali sono:

  • rispetto il 2006 è la ricerca sanitaria che ha ottenuto un maggior incremento di firme totali (+28,9%), quasi uguale agli enti di volontariato. Il "cucchiaio di legno" se lo aggiudicano i Comuni con una diminuzione del 70%;
  • è interessante sottolineare come l'unica categoria che ha perso firme nel 2009 sia quella legata alla ricerca sanitaria (-3%);
  • tra gli enti di volontariato hanno registrato un trend di crescita maggiore le firme senza cf (+11% tra 2008 e 2009), mantenendo comunque un ruolo percentuale marginale rispetto alle firme + cf;
  • negli enti di ricerca scientifica e sanitaria il trend è opposto, partendo da una situazione in cui le firme senza cf rappresentavano una percentuale importante (soprattutto nella seconda), negli anni la situazione si è riequilibrata (nella ricerca sanitaria c'è stata una diminuzione delle firme senza cf dell'8% dal 2007 al 2008 e del 13% dal 2008 al 2009).
Il podio per ogni categoria

Se si analizzano le prime tre organizzazioni di ogni categoria, ci si accorgerà che i nomi sono gli stessi in tutti e quattro gli anni (ad eccezione delle società sportive dilettantistiche). Alcune osservazioni:
  • l'organizzazione sicuramente più rilevante è AIRC che nei quattro anni ha portato a casa quasi 188 milioni di euro (pari ad 1/8 dell'intero valore compressivo del 5 x mille nel periodo), mentre la seconda e la terza (rispettivamente la Fondazione San Raffaele del Monte Tabor e Medici Senza Frontiere) si sono fermati a poco più del 2%;
  • negli enti di volontariato si può vedere che la competizione è molto agguerrita, le prime tre portano a casa non più del 3,5% annuo della categoria (per analogia si potrebbe dire che siamo in un libero mercato). 
  • nella ricerca scientifica e universitaria, a farla da padrona è l'AIRC, che ogni anno si aggiudica più del 50% del totale di categoria mentre le altre non superano il 5-6% (per analogia si potrebbe dire che siamo in un quasi-monopolio);
  • nella ricerca sanitaria invece poche organizzazioni (le prime 5) assorbono più della metà delle risorse disponibili (per analogia si potrebbe dire che siamo in un oligopolio)
  • per le associazioni sportive dilettantistiche i dati sono pochi ma la ripartizione tra le varie organizzazioni è molto frammentata (la prima non copre neanche l'1% del totale di categoria);
  • le grosse differenze tra le organizzazioni dipendono anche in parte dal diverso perso nella ripartizione del fondo comune in base alla categoria di appartenenza (nella ricerca sanitaria le prime guadagnano quasi di più dal fondo comune che non dal fondo diretto).
Alcune riflessioni finali


Come potete vedere i dati stanno cominciando a formare una buona serie storica e permettono di effettuare dei confronti e delle analisi approfondite. Ci sono alcune riflessioni generali che bisognerebbe tenere in considerazione quando ci si prepara a fare al campagna di sollecitazione del 5 x mille:

  • nella categoria degli enti di volontariato la competizione è fortissima, l'unico modo per ottenere un importo di una certo peso consiste nel veicolare fortemente il proprio codice fiscale e far si che venga inserto nelle dichiarazioni dei redditi;
  • nella categoria della ricerca sanitaria bisogna prestare molta attenzione, fino ad ora anche senza un grosso sforzo comunicativo soprattutto le medio grandi organizzazioni hanno potuto beneficare di una generosa ripartizione del fondo comune. Purtroppo l'aria sta cambiando e diventa sempre più importante investire per trasmettere il proprio cf e farsi riconoscere dai donatori;
  • nel settore della ricerca scientifica e universitaria la situazione è simile agli enti di volontariato. Ad eccezione di AIRC, le altre onp devono lottare in un contesto competitivo;
  • ogni volta che si parla di competizione tra organizzazioni significa che le onp devono lottare per convincere sempre più persone e spartirsi una fetta di torta più piccola;
  • come si può intuire, le riflessioni fatte nel post precedente senza i dati del 2009 non si discostano di molto dal nuovo quadro e restano tuttora valide;
  • IMPORTANTE: i dati si riferiscono al redditi del 2008 quindi non includono ancora l'influsso negativo della crisi (scoppiata alla fine dell'autunno 2008). Sicuramente per il 2010 ci si dovrà aspettare risultati più bassi... speriamo di essere smentiti.
La vostra organizzazione come è andata? Sicuramente ci sono molteplici ulteriori riflessioni che si possono fare, lo spazio è poco ma ci sono sempre i commenti a disposizione! Voi come interpretate questi dati?

5 per mille: uno sguardo al passato per progettare il futuro

La primavera è il periodo tanto agognato della denuncia dei redditi. Per molti rappresenta una grande sofferenza ma per le organizzazioni non profit è il momento tanto atteso del 5 x mille. Il rapporto tra il Terzo Settore e il 5 x mille non è idilliaco ma è forse più appropriato definirlo di amore-odio: da un lato è fonte di significative entrate ma dall’altro è causa di parecchi malumori (vedi il tentativo di abbattimento del tetto a 100 milioni di euro, la ripartizione dei fondi che non viene mai fatta oppure l’impossibilità di avere i nominativi dei donatori)
Dovendo realizzare la mia prima campagna per il 5 per mille per iniziare sono andato a prendere i dati delle “edizioni precedenti” (purtroppo l’Agenzia delle Entrate è ferma al 2008 con riferimento all’anno fiscale 2007) e ho cercato di delineare un quadro generale. Anche se mancano gli ultimi due anni (2009 e 2010), la situazione che ne emerge è interessante.



Alcune riflessioni generali
  • nel triennio il totale ha segnato un trend positivo: da 337 milioni a 396 milioni con un incremento del 17% (dovuto anche all'aumento del tetto);
  • il numero degli aderenti è cresciuto del 7%: da 13 a 14 milioni;
  • la categoria che ha ottenuta la “fetta di torta più grande” è quella legata al mondo degli enti di volontariato: nel 2008 ha assorbito il 68% del totale annuo.
Analisi per categorie
  • la categoria che ha ottenuto maggior incremento è stata quella della ricerca sanitaria con il 40%, a seguire il volontariato con il 32% e a chiudere la ricerca scientifica ed universitaria con il 25%;
  • per le categorie dei Comuni e delle Associazioni sportive dilettantistiche non è possibile fare analisi in quanto i primi sono stati inclusi solo per il 2006 e reintrodotti dal 2009 in poi mentre i secondi per i primi due anni sono stati inseriti tra gli enti di volontariato.
Mettere o non mettere il codice fiscale cosa comporta?
Sicuramente come si può vedere dai dati rappresenta l’aspetto più importante:
  • enti di volontariato: la quota di scelte generiche è oscillata tra il 9% e il 12%;
  • enti di ricerca scientifica e università:  la quota di scelte generiche è oscillata tra il 43% e il 49%;
  • enti di ricerca sanitaria: la quota di scelte generiche è oscillata tra il 70% e il 61%.
Le differenze sono abissali e sintomatiche: nel primo caso la quasi totalità degli aderente conosceva lo specifico codice dell’organizzazione mentre nell’ultimo 2 su 3 ha semplicemente firmato per la categoria
Quest'ultima situazione comporta una duplice conseguenza negativa per la maggioranza delle organizzazioni: da un lato rappresenta delle occasioni perse e dall’altro si ripercuote negativamente nel meccanismo di ripartizione. Infatti i fondi non assegnati vengono suddivisi in proporzione al  numero di preferenze ricevute, andando così a creare delle inique situazioni di squilibrio a favore di poche organizzazioni. Ad esempio l'AIRC, nella categoria della ricerca scientifica, nel 2008 ha ottenuto 7 milioni per le scelte specifiche e ben 9,2 milioni dalla ripartizione.

E a livello di singole organizzazioni quali sono i risultati?
  • le prime tre organizzazioni di ogni categoria sono praticamente le stesse ogni anno, in alcuni casi si alternano solamente di posizione;
  • l'organizzazione che raccoglie più fondi è l'AIRC, che essendo presente sia tra gli enti di ricerca sanitaria che scientifica, nel triennio ha incassato circa 130 milioni di euro (di cui quasi la metà dalla ripartizione del fondo comune). La seconda è la Fondazione S. Raffaele del Monte Tabor con “solamente” 27,8 milioni e a seguire Medici Senza Frontiere con 22 milioni.
Conclusioni
Ovviamente non è possibile trarre delle conclusioni “assolute” perché ci mancano i dati del 2009 e del 2010 (che potrebbero dimostrare trend completamente diversi).
Si possono però individuare delle criticità che dovrebbero essere tenute in considerazione quando progettiamo la nostra campagna per il 5 x mille:
  • ancora poche persone utilizzano questo strumento. È quindi fondamentale ricordare che il 5 x mille è completamente gratuito, necessità solo della firma e del codice fiscale dell’onp e soprattutto è complementare all’8 x mille e non sostitutivo;
  • ci sono ampi margini di crescita per tutte le organizzazioni;
  • nel campo della ricerca sanitaria, e in parte in quella della ricerca scientifica, le organizzazioni che maggiormente riusciranno a spingere sulla diffusine del proprio codice potranno godere di un duplice vantaggio: l’aumento dei fondi specifici e la partecipazione alla ripartizione con una percentuale maggiore;
  • nella categoria delle organizzazioni di volontariato invece la situazione è altamente competitiva: solo chi riesce a diffondere il proprio codice fiscale riesce ad ottenere dei buoni risultati. In caso contrario rimangono "solo le briciole";
  • per le organizzazioni legate alle due attività di ricerca la comunicazione dovrà essere più razionale mirata a diffondere la propria immagine collegata allo specifico codice fiscale mentre per gli enti di volontariato dovrà essere più emotiva in modo da stimolare e coinvolgere maggiormente il donatore facendosi spazio tra le altre realtà.
E nella vostra organizzazione che tipo di campagna state preparando per il 5 x mille?

Banner fai da te, non è poi così difficile!

Tutti noi sappiamo cosa sono i banner, ne siamo immersi ogni qualvolta utilizziamo Internet. Non li ho mai presi in grande considerazione ma in quest'ultima settimana sono diventati il mio "chiodo fisso", sostanzialmente per due motivi: sono andato a fare un colloquio presso un'organizzazione non profit e tra le competenze che cercavano, oltre al web marketing, vi era anche la capacità di saper creare e gestire un banner. Casualmente poi qualche giorno fa, dopo aver partecipato alla campagna online di Medici Senza Frontiere "Io Senza Frontiere" (segnalata da Francesco nel suo blog), ho ricevuto una mail da Msf in cui si chiedeva la mia eventuale disponibilità a pubblicizzare l'iniziativi attraverso i social network e la pubblicazione di un banner su un proprio sito, blog ecc.
Dopo una settimana di ricerche sul web, prove e riprove, intoppi ed ostacoli, sono riuscito a creare un discreto banner e soprattutto a scoprire che le competenze necessarie per farlo non sono poi così irraggiungibili. Per questo motivo ho deciso di condividere con voi parte di quello che ho appreso in questa settimana.

Che cosa è un banner?

Con banner si intende l'abbreviazione di web banner o banner advertising. In concreto è un elemento solitamente di forma rettangolare contenente immagini, suoni, pulsanti e link.

tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Banner
Per quanto riguarda le dimensioni, l'Interactive Advertising Bureau (IAB) ha stabilito degli standard. Sono state individuate tre macro tipologie:  rettangoli e pop-ups, banner e bottoni, grattacieli. Ognuna è poi declinata in varie dimensioni possibili.
I banner possono poi essere classificati in due diverse classi: banner statici e banner interattivi. La discriminante consiste nella possibilità di interazione dell'utente. Nel secondo caso solitamente cliccandoci sopra l'utente viene indirizzato verso una specifica pagina web. Ovviamente la maggior parte dei banner presenti oggi sul web sono di quest'ultimo tipo.
Un altra possibile classificazione riguarda la modalità in cui viene presentato il contenuto: il primo esempio è un banner statico mentre il secondo è dinamico.

Amnesty International - stop violence against women
Oxfam banner

Per quanto riguarda il tipo di file, solitamente possono essere di due tipi: gif animate (.gif) oppure animazioni in flash (.swf). Per quanto riguarda il primo non ci sono problemi di compatibilità con nessun browser. Nel secondo caso per poterli visualizzare è necessario aver installato l'applicazione Adobe Flash Player (scaricabile gratuitamente da internet e solitamente già presente in quasi tutti i computer).

Come realizzarli "in casa"

Come ho già accennato, ho scoperto che con un po' di ingegno si possono realizzare dei buoni banner abbastanza facilmente e velocemente anche "in casa" con software facilmente reperibili.
Prima però di passare alla fase di realizzazione concreata, è fondamentale realizzare un progetto strategico. In esso dovranno essere analizzati: gli obiettivi generali della campagna, gli obiettivi strategici, gli obiettivi operativi, i target, gli altri strumenti utilizzati, la declinazione del messaggio e le possibili declinazioni grafiche ecc. Quando si progetta un banner, ma non solo, bisogna ricordarsi che:
  • prima di tutto è uno dei tanti strumenti per veicolare una campagna e conseguentemente deve essere in sintonia e coordinato con gli altri;
  • non bisogna mai andare oltre quelle che sono le reali necessità e limiti propri;
  • un banner deve essere accattivante, originale, adattabile a diversi contesti ed efficace.
Passiamo ora alla fase di creazione concreta, una volta che abbiamo le idee ben chiare. Ho individuato tre possibili soluzioni a portata di mano:
  • software di elaborazione grafica (ad esempio Adobe Photoshop): il banner è semplicemente un'immagine e quindi qualsiasi elaboratore di immagini ci permette di crearne uno. Ovviamente nella maggior parte dei casi rientrerà tra quelli statici anche se alcuni software permettono di effettuare delle animazioni all'interno della stessa immagine, ottenendo così delle gif animate;
  • software di creazione file in Flash (Adobe Flash è il principale): in questo caso si aprono vasti orizzonti di creatività, soprattutto per quanto riguarda i banner dinamici ed interattivi. Adobe Flash richiede un po' più di dimestichezza ma in internet si possono trovare moltissimi tutorial facili ed esaustivi (uno delle conoscenze fondamentali per fare delle animazioni riguarda la gestione delle interpolazioni di movimento e forma. Su YouTube ci sono alcuni video molto istruttivi e semplici sull'argomento). Inoltre volendo si possono aggiungere molte altre funzionalità attraverso comandi in ActionScript (richiedono maggiore preparazione ma non sono fondamentali per fare un buon banner);
  • Internet: in internet ci sono numerosi siti che offrono la possibilità di creare un banner gratuito direttamente on-line. Basta fare una semplice ricerca su un qualsiasi motore di ricerca per trovarli. Ovviamente in questo caso le possibilità di personalizzazione del banner sono vincolate a dei limiti pre-impostati derivanti dalle caratteristiche del sito che offre il servizio. 
Come si fa a renderlo incorporabile in qualsiasi pagina web?

Una volta realizzato il banner e avendo a disposizione i relativi file, è necessario caricarli su un server on-line in modo da renderli accessibili a chiunque. In linea di principio qualsiasi organizzazione potrebbe caricarli nello stesso server in cui è posizionato il proprio sito internet. In alternativa esistono dei servizi on-line, anche gratuiti, che offrono questa possibilità.
Una volta che il/i file sono disponibili on-line l'organizzazione deve rendere pubblico il codice di incorporamento. Se il banner è costituito da una gif il codice sarà di questo tipo:

<a href:="http://www.sito_a_cui_si_vuole_rimandare.it"><img alt="nome alternativo banner" border="0" src="http://www.riferimento_a_dove_è_caricato_il_file_del_banner.it/file.gif">
</a>

Se invece è un file in Flash allora il codice è un po' più complesso è sarà di questo tipo (con diversi possibili parametri da impostare a piacere):

<object height="90" width="728"><param name="movie" value="http://www.riferiemento_a_dove_è_caricato_file_banner.it/file.swf"> 
</param> <embed src="http://riferiemento_a_dove_è_caricato_file_banner.it/file.swf" type="application/x-shockwave-flash" width="728" height="90"></embed></object>

Come faccio a monitorare i click al banner?

Anche in questo caso le possibilità sono numerose e dipendono sostanzialmente dal vostro grado di conoscenza dei linguaggi di programmazione per il web. Ci sono però delle soluzioni molto semplici che sono alla portata di tutti. Il tutto ruota attorno al link di collegamento inserito nel banner.
Una prima soluzione è di sostituire il link con uno generato dallo shorter bit.ly. In questo modo ogni volta che l'utente farà click sul banner verrà indirizzato alla pagina desiderata passando attraverso bit.ly. Quest'ultimo genererà un report per ogni link abbreviato. Questa soluzione è molto banale e ovviamente presenta anche delle criticità: le statistiche sono poco dettagliate, sono di pubblico dominio (basta aggiungere un "+" alla fine dell'indirizzo abbreviato) ed inoltre va considerata la possibile diffidenza del navigatore nei confronti di un link "non tradizionale".
Un altro gruppo di soluzioni è legata allo strumento utilizzato per monitorare le statistiche di navigazione del proprio sito. In questo caso bisognerà individuare, se esiste, la possibilità di poter filtrare gli utenti in entrata sulla base di alcuni codici contenuti nel link di collegamento esterno. Uno dei maggiori strumenti di analisi della navigazione sui siti, tra l'altro gratuito, è Google Analytics. Una volta configurato nel nostro sito, attraverso una speciale procedura di codifica del link che inseriremo nel banner, Google Analytics sarà in grado di filtrare gli utenti in entrata e raggrupparli per ogni specifica campagna. Per ogni gruppo poi fornirà numerose ed approfondite analisi statistiche.

Ma quali sono i vantaggi di creare un proprio banner?

Come abbiamo potuto vedere non è difficile creare un proprio banner, ci vuole solo un po' di ingegno, volontà e creatività. Ovviamente i banner rappresentano uno dei tanti possibili strumenti di comunicazione che un'organizzazione non profit può utilizzare per diffondere le proprie campagne e i propri messaggi. I possibili vantaggi sono molteplici:
  • tutto il processo di creazione costa pochissimo, quasi zero;
  • non servono grandi conoscenze informatiche;
  • permette di ottenere spazi in cui veicolare il proprio messaggio gratuitamente su siti web e blog, sfruttando così il traffico da loro generato;
  • permette di diffondere la propria campagna a 360º oppure di concentrasi solo su specifici target;
  • rappresenta uno strumento di comunicazione innovativo e con ampi spazi di creatività.
  Dall'altro ci sono anche degli aspetti negati e delle accortezze da tenere in considerazione:
  • il banner deve fronteggiare una forte concorrenza nella fruizione;
  • deve attirare l'attenzione dell'utente e veicolare il messaggio in pochissimi secondi (solitamente l'internauta, ben che vada, dedica solo uno sguardo rapido a questi elementi di una pagina web);
  • non deve essere troppo invasiva, non deve infastidire l'utente e soprattutto non deve essere bloccata dai filtri anti pop-up di alcuni broswer;
  • deve essere integrata e coordinata con tutti gli strumenti di comunicazione dell'organizzazione.
Come si può vedere l'argomento è molto interessante e se si da uno sguardo a ciò che concretamente fanno le organizzazioni non profit si possono trovare tanti spunti interessanti. Per questo motivo mi era venuta l'idea di creare una pagina all'interno del blog in cui raccogliere parte dei banner realizzati dalle onp, italiane ed internazionali. Se ne avete qualcuno da suggerire affrettatevi a farlo (potete mandare anche una e-mail). Se invece avete qualche curiosità che non ho soddisfatto in questo post o avete un'esperienza da raccontare lasciate un commento!

Facebook: profilo personale o profilo pubblico? Prestate molta attenzione

Molto spesso mi capita di richiedere o ricevere una richiesta di amicia da parte di una organizzazione non-profit. Non tutti sanno che però, secondo le regole di Facebook, l'utilizzo di un profilo personale da parte di organizzazionie oppure aziende rappresenta una violazione delle Condizioni d'uso di Facebook. Cerchiamo allora di capire meglio quali sono le differenze tra il profilo personale e quello pubblico e come bisogna comportarsi correttamente.


Il profilo personale

Dalla pagina specifica nel Centro Assistenza, scopriamo che il nome dell'account deve rispettare le seguenti regole:
  • deve indicare nome e cognome completi. I soprannomi vanno formattati nel seguente modo "Nome 'Soprannome' Cognome";
  • l'account è solo per uso personale. Per rappresentare un personaggio famoso, un'azienda, un organizzazione o un marchio è necessario aprire una "Pagina Facebook";
  • non può contenere titoli religiosi o professionali;
  • si può indicare il cognome da nubile. Non è consentito usare parole come "nata" o "nubile" o "ex" nei nomi account;
  • ogni account deve rappresentare una sola persona, sono vietati account che rappresentano gruppi, famiglie o coppie.
Come si può ben vedere ci sono delle forti limitazioni e vincoli nell'apertura degli account personali. Vediamo alcune peculiarità che ci interessano:
  • il limite massimo di amici è 5000;
  • si può chiedere l'amicia e riceverla;
  • si possono madare messaggi di posta privata;
  • si può utilizzare la chat.

Il profilo pubblico o Pagine di Facebook

Come abbiamo visto nel profilo personale e come specificato in questa pagina nel Centro Assistenza di Facebook: le Pagine sono concepite per consentire a organizzazioni, aziende, celebrità e gruppi di condividdere informazioni in modo ufficiale e pubblico con gli utenti che vi si connettono.
Le caratteristiche distintive sono:
  • non c'è un limite di amici;
  • non è necessario richiedere un'amicizia e attendere la conferma. Nelle Pagine di Facebook la connessione avviene semplicemente attraverso il pulsamente "mi piace";
  • gli amministratori non sono visibili ai fan della pagina
  • non si possono mandare singoli messaggi di posta privata, bensì aggiornamenti a tutti i fan oppure a specifici gruppi sulla base di indicatori socio-demografici;
  • non si può utilizzare la chat;
  • si possono aggiungere applicazioni create appositamente dell'utente-amministratore.
Chiunque in possesso di un account personale può aprire una Pagina su Facebook attraverso questo link oppure cliccando sul link "Crea una Pagina per la mia attività" presente in qualsiasi Pagina già esistente. L'unico vincolo è che l'apertura di una Pagina può essere fatta solo da un rappresentante ufficiale dell'organizzazione, azienda, celebrità o gruppo musicale.

E allora i gruppi cosa sono?

I gruppi possono essere creati da qualsiasi utente per discutere su un qualsiasi argomento. Rappresentano un luogo di incontro e scambio di idee. Possono essere pubblici o segreti, aperti o chiusi.
Alcune somigliaze/differenze rispetto le Pagine:
  • anche nei gruppi non c'è un limite di iscritti e non è necessaria nessuna autorizzazione, per quelli pubblici e aperti;
  • gli amministratori sono visibili;
  • si possono mandare messaggi a tutti gli iscritti, ma non individualmente;
  • i post sul gruppo vengono visualizzati con il nome dell'autore, mentre nelle Pagine l'autore è la Pagina stessa;
  • non è disponibile la chat;
  • presentano un'area specifica per le discussioni.
I gruppi possono essere aperti attraverso questo link oppure nel link "Crea un gruppo" nella pagina riassuntiva dei gruppi di cui si fa parte, accessibile dal menù di sinistra nella home page.

Cosa bisogna fare?

Come abbiamo visto le Condizioni d'uso di Facebook sono molto precise, chiare e dettagliate. Putroppo ci sono ancora moltissime organizzazioni che aprono un proprio profilo personale invece che una Pagine. Anche se Facebook per ora permette di compiere questa "violazione", l'utilizzo del profilo personale non è conveniente per diversi motivi:
  • la limitazione di 5000 amici è fortemente restrittiva. Una volta raggiunti cosa si fa? Bisogna creare una Pagina con conseguente duplicazione dei contenuti e difficoltà di gestione e coordinamento;
  • non si possono inviare messaggi a tutto il gruppo contemporaneamente;
  • le possibilità di personalizzare il profilo sono molto limitative, cosa che non è avviene per le Pagine;
  • non si possono attivare particolari campagne di web marketing;
  • se Facebook si accorge di questa infrazione (tramite segnalazione o verifica interna) si riserva il diritto di chiudere o sospendere l'accaunt con la conseguente perdita di tutti i contatti fino a quel punto raccolti. Così tutto il lavoro va in fumo.
La soluzione migliore per le organizzazioni che hanno sbagliato profilo è quello di far aprire un profilo personale ad un amminsitratore, conseguentemente creare una Pagina Facebook e attivare una massiccia campagna di dirottamento degli amici del profilo personale "vietato" verso quest'ultima Pagina. È un'operazione delicata in quanto si corre il rischio di perdere qualche utente, ma è necessaria.
Per ora Facebook non ha avviato nessun controllo interno, agisce solo su segnalazione, ma è molto probabile che in un futuro non molto lontano avvii tali procedure. Ma perché rischiare?